Libertà

Il relativo è assoluto

 

19a2b82ffa83792edb085b5bdfda6ea7.jpg

 A volte un uomo si ritrova ad essere “come un raggio di bicicletta”. Si, è proprio questo il concetto. E’ paradossale come in una società (pseudo) basata sulla DEMOCRAZIA sia così “ordinata”. Ordinata da regole. La Libertà significa: l’essere libero. È la facoltà di vivere, di muoversi, di agire e di pensare in modo autonomo, secondo la propria natura, senza essere sottoposto a limitazioni e costrizioni. Diderot diceva: ”Nessun uomo ha avuto dalla natura il diritto di comandare agli altri. La Libertà è un dono del cielo ed ogni individuo della stessa specie ha il diritto di fruirne non appena è donato di ragione…Il potere acquisito con la violenza è mera usurpazione e dura solo finché la forza di chi comanda prevale su quella di coloro che la ubbidiscono…Un uomo non può darsi interamente e senza riserve ad un altro uomo, perché ha un padrone superiore al di sopra di tutto al quale soltanto egli appartiene completamente: Dio. Il cui potere è sempre immediato sulla creatura…” Riferita all’ Essere assoluto, Dio, la libertà è stata interpretata fondamentalmente in due modi: Dio è supremamente libero in quanto nulla lo costringe dal di fuori e al tempo stesso il suo agire è assolutamente necessario, perché deriva dalla sua immutabile natura. È la posizione di Spinoza e in genere di quanti ammettono l’assoluto di derivazione idealistica. Nel secondo la libertà è interpretata come possibilità, da parte di Dio, di far essere ciò che vuole. In questa prospettiva la libertà è correlativa alla volontà. Così sosteneva la filosofia cristiana medievale come pure Cartesio.

La Libertas era una divinità dell’Olimpo romano, raffigurata come una giovane donna incoronata d’alloro o con il berretto frigio nella mano destra e lo scettro e la cornucopia nella sinistra; ai piedi un gatto e un giogo fatto a pezzi. Invece Libero (Liber) era accoppiato talvolta a una dea libera (Persefone), entrambi raffigurati come bambini. Infatti, la maggior libertà creativa la posseggono proprio i bambini. In più, loro sono liberi da ogni pensiero o preconcetto. I principi di libertà costituiscono i pilastri sui quali si forma ogni moderno Stato democratico. Sotto il profilo giuridico, la parola libertà ha un’origine antica: la Magna Charta Libertatum è il primo documento giuridico che contenga un riconoscimento dei diritti di libertà dei cittadini nei confronti dello Stato, anche se nel 1215, in Inghilterra, ne godevano solo i feudatari, avendoli strappati con la forza. Bisogna arrivare alla vigente Costituzione repubblicana per vedere giuridicamente riconosciuto il principio il principio di libertà nell’ordinamento dello Stato italiano.

Come è ben chiaro, questo dono divino, è stato sempre negato. È vero che oggi esistono delle leggi che garantiscono questo principio, ma ormai, accanto a questi diritti, ci sono pure dei doveri. Questo è correlato, secondo me, al fatto che l’uomo non conosce più nemmeno il vero significato della parola libertà.

Ma una cosa mi fa pensare: “Un uomo in catene può essere libero? Fisicamente non lo è, ma spiritualmente lo può essere. Ed un uomo libero, può essere non-libero?…” Mi capita, già da un bel pezzo, di osservare in me quel che succede quando traccio una linea mentre progetto. Mi sento come un tiranno che impone la propria idea a coloro che vivranno quel che è uscito dalla mia mente. Parlo del fatto che non tutti potranno mai capire quel che volevo dire o quel che volevo trasmettere formando uno spazio. Sarà meglio così, perché è nell’incoscio la nostra vera persona. Infatti, quello che è dentro di noi è più forte delle nostre paure e delle nostre forze: è solo il nostro essere. Ed è per questo che dico che, fortunatamente, ogni uomo è un prototipo. La diversità ci rende, in un certo senso, liberi. “L’arte riflette la mente e non ci può essere buona arte senza umanità”.

Credo che alcune cose che, per me, corrispondono a verità assolute, in realtà non lo siano. Non tutto quello che si vede, si sente e si tocca è vero. Allora si potrebbe dire: “Viviamo in un mondo fantascientifico!”  No, non è proprio così! La prima fondamentale regola espressa nel celebre Discours de la Méthodedi Cartesio è: “Non ammettere come vero nulla che non sia riconosciuto con evidenza per tale: cioè evitare la precipitazione e la prevenzione”. L’evidenza implica chiarezza e distinzione, cioè presenza allo spirito di una percezione e sua separazione da ogni altra. I termini che intervengono nell’evidenza sono quindi l’esperienza nella sua trasparenza (la metafora visiva è quella di cui Cartesio si avvale per illustrare l’evidenza) e la libertà, come capacità dello spirito di separare la percezione da ogni altra. Connesso con il criterio dell’evidenza è l’esercizio metodico del dubbio scettico, per il quale l”io” decide di considerare come false tutte quelle verità che non siano state dimostrate senz’ombra di dubbio (cioè non siano evidenti). Il dubbio cartesiano infatti, contrariamente al dubbio scettico, è un modo di affermare attraverso un atto di volontà l’indipendenza del soggetto rispetto all’oggetto e una via quindi per superare ogni forma d’incertezza psicologica. Esso è il frutto di una scelta nella quale l’io rivendica la sua possibilità di distinguersi dall’oggetto e la sua autonomia rispetto ad esso.

Lo scopo principale di Albert Eistein era quello di dimostrare non che tutto è relativo, bensì che le leggi della natura hanno una validità assoluta nonostante la relatività introdotta dai sistemi individuali dell’osservatore.” Il relativo e l’assoluto creano una coppia di valori opposti.

Non sempre le sensazioni che noi proviamo davanti ad un colore, una linea, uno spigolo, una superficie, una luce, una misura o una forma sono uguali a quelle che possono suscitare in un altra persona. Ogni cosa che ci circonda (e persino noi stessi) emette delle onde che si possono calcolare in Herz. Ogni essere risponde in modo diverso a queste vibrazioni. A volte in modo simile ad un’altra persona ed a volte in modo completamente contrario. Per esempio, ci sono delle persone che hanno un colore preferito, ma non sanno perché lo amano. Ti rispondono: “…perché è bello e perché mi piace.” È tutto regolato da emozioni e ricordi che a volte rimuoviamo. Per esempio: io provavo un certo fastidio nel vedere il colore giallo. Era un colore che mi faceva ricordare le fastidiose mosche e zanzare. Sarà perché, questi noiosi insetti, sono attratti da questo colore. Al contrario di me , conosco una persona che dice che, proprio il giallo, è il suo colore preferito. Non so bene le sensazioni che questo colore le trasmette e da quali emozioni o ricordi provoca questo suo piacere.Parlando di colori, secondo me, quello che può esprimere al meglio il concetto di libertà è il bianco. Si, perché è la somma di tutti i colori e, allo tempo, è un non colore. Quindi, può trasmettere molteplici sensazioni come annullarle.

Spesso, però, si può sfociare nel “libertinaggio” o peggio ancora nella “trasgressione”. Il Libertinaggio è quella pratica esercitata da un individuo che cerca di distruggere la libertà dell’altro. Infatti, la nostra libertà finisce dove inizia quella dell’altro. Invece la Trasgressione è un rompere con le regole. Certe volte, chi trasgredisce, lo fa per rendersi diverso dagli altri. Ma sono tanti i motivi che portano a mettere in pratica questo concetto. Fatto sta che quello che può essere considerato libero in un luogo non lo sarà in un altro. Certo è che affrontare questo concetto, così vasto, in sole due pagine, non sarà sicuramente esaustivo. La libertà ha tante sfumature che andrebbero studiate ed approfondite. Come per esempio la libertà d’espressione.

Nella Facoltà di Architettura che io frequento, mi sono stati insegnati, fondamentalmente, due modi di progettare: per volumi, o per linee e superfici. Beh, ho sempre preferito formare con superfici. Ma non per un fattore di “stile”! La mia vita e il mio modo di vivere è disordinato. Il fatto di progettare “senza regole” mi rende più libero. Sembra strano ma vero, ma nel disordine del disordine trovo una regola che ordina il tutto. È una cosa che è dentro di me e che nessuno me l’ha mai imposta. Le mie non sono sicuramente forme euclidee, già compiute, con delle regole che determinano la forma. Non rispecchiano il mio essere, forse! In fin dei conti “La composizione non consiste affatto nell’organizzare dal di fuori la struttura dell’opera. Ognuno dei singoli elementi veicola il significato, ma quel significato ha senso solo nel contesto dell’insieme e però il contesto dell’insieme attraversa le relazioni formali delle parti.” Secondo me il problema sta nel fatto che ognuno cerca di costruire un “recinto”, sia esso fisico o no, dove vige e regna la regola che spesso viene dal di fuori. Ma dico io: “siamo bestiame?” Dovremmo liberarci da molti preconcetti che ci rendono loro schiavi. Noto, come nei corsi di laboratorio di progettazione, la nostra idea di progetto viene spesso attaccata dai docenti, che fanno un “opera di sventramento”. Non dico che sia sbagliato. Ma questo succede perché non si ha una vera è propria conoscenza intima di se stessi e che quindi la nostra libertà d’espressione non poggia su basi sicure (l’Autostima). Capita, a volte, che non siamo nemmeno capaci di difendere la nostra idea. E forse, è questo che ci vogliono insegnare in ogni corso: formare con consapevolezza. Sento la necessità di una smaterializzazione di tutto per ricominciare da un grado zero, per avere il dominio di sé, per stabilire con certezza la verità di un’affermazione. Le parole che mi condurranno per questo cammino saranno: “Io sono. Io posso. Io creo.” Io sono. Vuol dire che conosco il mio essere e che quindi non mi porta a giudicare ne me stesso ne gli altri. Io posso. Una volta che ho acquisito conoscenza di me stesso posso fare sapendo quel che voglio esprimere senza, però, danneggiare nessuno. Io creo. Progetto, appunto, con consapevolezza nella verità e nella libertà. Grazie a Dio ho intrapreso una strada che mi sta portando a tutto questo. Anche grazie all’arte si può raggiungere la libertà e la felicità di ogni singolo uomo. D’altronde nasce dalla necessità dell’uomo decorare le proprie cose in modo che, tra le altre cose, sia contento nel possederla e potesse creare armonia con il proprio cosmo. Del resto, non lo facciamo ancora oggi? Ormai viviamo in una società mediatica, dove la libertà di pensiero è molto influenzata da quello che viene detto dai Mass media. Dove, tutto quello che viene detto attraverso i mezzi di comunicazione, è considerato come una verità assoluta. Dove chi è l’ultimo a dire la sua…ha ragione. Per questo dico che viviamo in una società che ha del PARADOSSALE! È un lavaggio del cervello continuo. Lo so che è difficile uscire da questo circolo vizioso, ma è un atto che si deve compiere! Non possiamo continuare ad essere succubi da questa situazione. E poi mi parlano di alleanze politiche dove viene menzionato il concetto trattato ripetutamente in queste righe! Anche questo è paradossale! È vero, la libertà è un valore che va conquistato. Dico così perché, nonostante tutto, non la possediamo. Quella che abbiamo è solo una “cosa” finta. Quindi: SVEGLIA!!! Siete liberi di credere in quello che ho scritto come lo siete nel poterlo attaccare. La mia non voleva essere una “verità” ma soltanto un piccolo appunto sul tema che sto affrontando e che mi sta riempiendo l’anima. E non vuole attaccare nessun ente. È solo un concetto che mi stava sempre davanti e che ancora non avevo messo a fuoco. Ormai sento la necessità di relazionarmene sempre.

Libertàultima modifica: 2008-01-19T15:40:00+00:00da luca.ciaula
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento