L’Architetto

L ’ A r c h i t e t t o

 

 

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“…e certamente il rito romano aveva sempre esercitato un grandissimo fascino su di lui…Amava inginocchiarsi sul freddo pavimento di marmo e osservare il sacerdote che, nei suoi ornamenti di broccato a fiori, alzava lentamente con le pallide mani il velo dal tabernacolo ed elevava l’ostensorio tempestato di gemme contenente la candida ostia che a volte sembra proprio il pane celeste. O quando, indossando i simboli della passione di Cristo, spezza l’ostia nel calice battendosi il petto per i suoi peccati. Gli incensieri fumanti, simili a grandi fiori dorati, agitati da giovani severi vestiti di pizzo e di porpora, esercitavano su di lui un fascino sottile. Dirigendosi all’uscita, guardava con un’espressione di meraviglia i confessionale bui e anelava sedere nell’ombra scura di uno di essi, ad ascoltare uomini e donne che sussurravano la confessione attraverso la grata consunta.” *

 

Quando quella sera andai in giro per il Villaggio Mosé, ad Agrigento, notai subito in me la voglia di conoscere cosa ci poteva essere di estremamente interessante e che ormai molti non riuscivano più a guardare. Questo, forse, fu dato dal fatto che questa città non mi desse tanti stimoli. Ma non per questo mi sono tirato indietro. Anzi. Ho accettato la sfida. Il desiderio di tirarne fuori qualcosa di buono da questo luogo è stato fortissimo. È vero, non ho distrutto o edificato nessun edificio. Già stava lì, sulle nostre teste. Era il cielo. Era stato “progettato” da tempo. Un’architettura senza tempo. Che ha oltrepassato civiltà, popoli, razze, culture e mode differenti l’una dall’altra. E molti poeti, scrittori ed amanti ne sono stati attratti dalla sua bellezza. Tra cui, io … Molte volte in una facoltà di architettura si sente parlare di architetti e delle loro architetture; si studia la vita, da dove provengono, le ragioni della nascita dei loro capolavori, cosa hanno lasciato e cosa stanno lasciando. L’architetto è (come) un filosofo, l’architetto è un muratore che conosce il latino, l’architetto è colui che da forma ai nostri bisogni … sono queste, alcune, delle definizioni che ho sentito dopo anni che ho intrapreso questo cammino. Sembrerà un po’ banale, ma io non mi sono mai soffermato su queste affermazioni. Già il fatto che si dia una definizione ad una cosa è come se si desse a quella stessa cosa un limite. Credo che chi svolga questa attività deve essere libero da tutto e tutti. Mi è stato detto una volta che l’uomo è un frammento di Dio. E quindi ho la possibilità di essere come Lui. Solo che a volte l’uomo questo lo dimentica, e non vive più nella libertà che ci è stata donata dalla Pietà Celeste, ma vive in una pseudo-libertà; il libertinaggio. L’uomo moderno non è, paradossalmente, moderno. Vive di superstizioni, cammina guardando solo quello che c’è davanti e nelle migliori ipotesi guarda quello che c’è a destra o a sinistra di lui. Non si gira a vedere il passato. E quando lo fa, lo fa con sentimento melanconico.La storia ci insegna che grandi artisti, uno tra tutti il Bernini, quando si sono accostati al Divino hanno realizzato i loro capolavori. Tutte le più grandi cose che sono state realizzate nel passato sono state ispirate dall’alto. Basti pensare alle piramidi egizie, i templi greci, il tempio di Salomone e le varie cattedrali, chiese e basiliche che oggi incontriamo in ogni città. Gli uomini hanno sempre sentito la necessità di avere un rapporto con qualcosa di superiore; lo richiede la natura stessa dell’uomo.

Io ho sempre avuto uno stretto contatto con la chiesa. Sia perché sono cresciuto in una famiglia che è stata sempre a stretto contatto con il mondo cattolico, sia perché non ne sono mai rimasto deluso da quello che mi è stato detto dalla Sua Parola. Posso dire che è come un rapporto “metafisico”. A volte mi capita che mi da pure delle lezioni di architettura. E se non le da Lui queste lezioni chi potrebbe darle? Lui che è L’Architetto per eccellenza. Eppure, nessuna rivista di architettura ne ha parlato ultimamente. Sarebbe bello se l’Electa ne pubblicasse una monografia. Ha creato il mondo e tutto quello che ci circonda. Ed ha creato noi; che non è poi poca cosa. Per molti questo mio pensiero può essere obsoleto. Ma se si fermassero solo un secondo a pensare ci arriverebbero. Quando una volta mi recai in Israele comprai uno di quei cappelli che usano gli ebrei, soprattutto nei momenti in cui pregano o c’è una cerimonia religiosa. Mi spiegarono che quello strano copricapo ha un valore ed un significato molto profondo. Mi dissero che quello voleva indicare il limite della ragione dell’uomo e l’inizio di quella di Dio. E poi tanti scienziati si sono ricreduti. Uno tra tutti il prof. Zichichi. Mi ricordo che una volta disse ”…tutti sappiamo che comparve il mondo, le stelle, le galassie e l’universo intero da uno scoppio, il famoso BIG BANG. Uno scoppio primordiale da dove nacque la vita. Ma prima di quest’evento che c’era?” Io, con la mia indole da “provocatore”, vorrei far (ri)nascere, con le mie quattro righe, la voglia di rivedere il tutto, e rompere seriamente con la banalità delle cose. Il tutto ci servirà ad avere occhi che vedono.

 

* Da “Il ritratto di Dorian Grey” 

 

L’Architettoultima modifica: 2007-12-15T09:50:00+00:00da luca.ciaula
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Un pensiero su “L’Architetto

  1. Non posso che riportarti la citazione che ho inserito nella mia foto su flickr [ http://www.flickr.com/photos/newborn81/2606473781/ ]:

    “A quanti uomini, presi nel gorgo d’una passione, oppure oppressi, schiacciati dalla tristezza, dalla miseria, farebbe bene pensare che c’é sopra il soffitto il cielo, e che nel cielo ci sono le stelle. Anche se l’esserci delle stelle non ispirasse a loro un conforto religioso, contemplandole, s’inabissa la nostra inferma piccolezza, sparisce nella vacuità degli spazii, e non può non sembrarci misera e vana ogni ragione di tormento.”

    [dai Quaderni di Serafino Gubbio Operatore, Pirandello]

    Tempo fa… molti anni fa… avevamo una casa affittata a Nicolosi [sull’Etna], passavamo lì l’intera estate… e puntualmente, quasi ogni sera, ci ritrovavamo, a volte tutti insieme [io e la mia famiglia] o a volte solo io e mio fratello, seduti fuori al buio a parlare… parlare di ricordi.. di fatti accaduti nella giornata… o dei progetti che si sarebbero fatti nel futuro…. ma anche di astonomia… [con mio fratello].. e di molte altre cose… E la cosa + bella ed emozionante era stare lì ad osservare il cielo… che visto da lì era davvero meraviglioso.. Uno spettacolo… [e ancora conservo gelosamente il ricordo di quei momenti]…
    Per questo, quando mi capita[ormai raramente]… mi soffermo e osservo il cielo…. questi sono i momenti in cui mi sento in pace con me stessa… inizio a mettere in ordine le idee che affollano la mia mente [e sono tante… mannaggia]… e mi accorgo, che noi non siamo altro che esseri “microscopici” di fronte l’immensità dell’universo… [non so come spiegare la sensazione che provo quando penso a questo… ma ti assicuro che è un’emozione grandissima…]… Peccato non poterlo fare + spesso… 🙁
    Penso di sapere e comprendere ciò che provi mentre guardi il cielo… perchè gran parte di quello che hai scritto… beh… fa parte anche dei miei pensieri… Non posso che dirti che sei un grande, Lucaaaaaa…

    Mega abbraccione!!!! ^_____________^

    p.s. ho scritto con i piedi.. chiedo venia…:P

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