Prendere possesso di un luogo

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Prendere possesso di un luogo

installazioni architettoniche

 

 

Prendere possesso di un luogo. Vivere la sua vita come appropriarsene in maniera empatica. È l’espressione di ognuno di noi che deve essere profondamente ragionata per trasformarsi in Imago: Magia, Immagine.

Dice Kandinsky che “Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, e spesso è madre dei nostri sentimenti”.

Abbiamo conosciuto molti o troppi manifesti!In Europa ci sono stati tanti coraggiosi che hanno dovuto gridare molto per far conoscere dove sta andando l’uomo, la società, l’ambiente. E si sa che chi grida ha paura. Forse avevano paura che tutto si poteva perdere. E per tutto intendo la dignità di essere uomo.

Abbiamo visto Rietveld, Le Corbousier, Mies van der Rohe, passando poi per Aalto, per poi arrivare a Norman Foster e gli altri architetti a noi contemporanei. È difficile ammetterlo, ma le loro architetture non sono che dei manifesti. Servono a risvegliare le menti assopite. Stanche prima di iniziare a riflettere. Menti depistate, che cercano sempre la strada più breve per arrivare ad una soluzione. La ricerca viene così annullata. Il nostro segno non si riduce che ad una effimera riproduzione senza capire spesso perché lo facciamo. E che piaccia o no, è questo che fa nascere quei luoghi dove abitiamo, dove non amiamo vivere, dove spesso, troppo spesso, ci abituiamo a stare.

Questo lo dico perché è importante analizzare quello che è successo e non fermarsi a sfogliare solo delle belle riviste di architettura, copiare le forme o i materiali usati da un architetto o da un altro. Il discernimento che serve ad analizzare ogni cosa, ci pone sempre davanti infinite domande e questo conduce, irrimediabilmente, ad una conoscenza del nostro pensiero che è la somma di tutte le esperienza della nostra vita.

Una Installazione architettonica potrebbe essere una voce in più che grida, ma che non urli. Che faccia comprendere un messaggio e che non faccia scappare le menti. Quelle stesse menti che hanno finito di riflettere ed hanno finito di amare la conoscenza.

Il nostro impegno è di essere Architetto!L’etimologia di questa parola ci da una risposta e ci da pure una strada da seguire e su cui riflettere. Significa “Colui che sta al di sopra le tecniche”. E se analizziamo ancora meglio troviamo una parola che già ci deve far riflettere: Tecnica o Tecnè.

Noi interpretiamo la Tecnica come una serie di norme che regolano il concreto svolgimento di un’attività manuale o intellettuale, in poche parole la tecnica di lavoro. Conosciamo la tecnica della pittura ad olio, quella ad acquarello, tecnica del costruire, tecnica della scrittura o del linguaggio ecc… Ci viene difficile spesso pensare che la Tecnica ci possa servire per esprimere quello che sta dentro di noi e ci viene ancora più spesso difficile ammettere questa nostra ignoranza. Non so di preciso perché.

La scuola dovrebbe dare molti più educatori che insegnanti, perché mentre l’insegnante spiega un argomento l’educatore da le tecniche o i metodi per acquisirlo e farlo proprio.

Capita a volte di aver paura di esprimere quelle che sono le proprie emozioni o sensazioni per timore che gli altri possano giudicare in maniera negativa. Ognuno dovrebbe mettersi in discussione con gli altri, ma lo so, è difficile.

 

Prendere possesso di un luogoultima modifica: 2007-12-06T17:15:00+00:00da luca.ciaula
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4 pensieri su “Prendere possesso di un luogo

  1. gridavano perchè, loro, qualcosa da gridare ce l’avevano.
    invidio quel sentimento di paura che li ha portati a gridare.
    ividio i cambiamenti, i moti, la rivoluzione.
    invidio lo scalpore della pianta libera, del setto-diaframma, della finestra a nastro in uno mondo abituato a grossi muri e finestre piccole.
    assaporo quel gusto “materico” della tecnica
    immagino la soddisfazione di superare ciò che è dato per scontato
    e di poter gridare a tutti che si può fare.
    rimpiango i tempi del cambiamento, i tempi in cui le Scuole esistevano per davvero
    tempi di cui noi abbiamo solo un’eredità sfilacciata.
    mentre l’architettura diventa scultura,
    egoistico sfogo di architetti benpensanti che giocano con la carta straccia.
    e gli spazi restano spazi e non saranno mai luoghi, se è vera la lezione di heidegger.

    io, purtroppo, sento che stiamo perdendo.
    gridiamo???

  2. Che gran voglia di costruire che trovo nelle tue parole. Trovo anche molta malinconia (tipica pirandelliana e della nostra terra).
    Mi dissero che le voci così, siano solo voci nel deserto: che nessuno le ascolta!
    Beh, non ho mai creduto a questa tesi! Ne sono sempre stato convinto che la mia è una voce di un coro che deve essere assemblato. Tu, e tu! sei la testimonianza e memoriale.
    Abbiamo necessità di scoprire, quello che ci hanno fatto credere di scoprire.
    La strada è lunga e faticosa, ma un viaggio si accorcia nel momento in cui siamo in tanti.

  3. Genius Loci – Immagine dimenticata dell’appartenenza ad un luogo. L’architettura moderna, il cosidetto ModernStyle, è morto Giustamente dico. Se un grattacielo è uguale sia ad Abu Dabhi, che a New York significa che è sbagliato. Non tiene conto del luogo, è un astronave aliena. Ma poi scopro che condividendo questi concetti qualcuno genera il Post Moderno. Che bello l’antico e le proporzioni antiche fatte con il cemento e con vetrate quadrettate che si misurano ad ettari! Qualche grande esponente è già morto, per fortuna!
    E dopo ci sono quelli che dicono che del luogo bisogna riprendere l’aspetto del luogo “i vernacolari”; che bello! si continuano in certe parti d’ITAGLIA” a dover costruire tetti in tegole quando potrebbero essere giardini, coperti di celle fotovoltaiche, con sistemi di recupero e pulizia dell’acqua piovana…
    Bisogna cambiare la testa della gente comune e degli amministratori.
    La vedo difficile….

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